Ippolito Nièvo




Scrittore e patriota (n. Padova 1831 – m. 1861 per naufragio).

Trascorse la sua infanzia a Soave, dal 1832 al 1837, abitando a Palazzo Pullici, adiacente al palazzo di Giustizia dove come magistrato, lavorava suo padre.

Nel 1848 il giovane Ippolito, affascinato dal programma democratico di Mazzini e Cattaneo, partecipa alla fallita insurrezione di Mantova.

Nel 1855, deluso dalla situazione politica italiana, lo scrittore si ritirò a Colloredo di Montalbano, dove si dedicò attivamente alla produzione letteraria, delineando nella mente quello che fu il suo capolavoro, Le confessioni d’un italiano. Il romanzo è un imponente affresco di un’ epoca, una grandiosa saga del Risorgimento italiano. Esso rappresenta il ponte di passaggio tra il romanzo storico del primo Romanticismo e il romanzo realistico-veristico del secondo Ottocento.

Nel 1859 fu tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi e l’anno seguente partecipò alla Spedizione dei Mille, numero 690 nell’elenco dei Mille, di cui fu anche cassiere. Nello stesso periodo anche i suoi fratelli decisero di arruolarsi, facendolo però nelle truppe sabaude.

Unendosi alle truppe garibaldine il 5 maggio del 1860, Nievo salpò da Genova Quarto a bordo del Lombardo insieme a Nino Bixio e Cesare Abba. Distintosi nella battaglia di Calatafimi e a Palermo, raggiunse il grado di colonnello e gli venne affidata la nomina di “Intendente di prima classe” dell’impresa dei Mille con incarichi amministrativi, divenendo il vice di Giovanni Acerbi. Fu anche attento cronista della spedizione (Diario della spedizione dal 5 al 28 maggio e Lettere garibaldine).

Il giovane colonnello, avendo ricevuto l’incarico di riportare dalla Sicilia i documenti amministrativi e di tutte le fatture delle spese sostenute dalla spedizione, si imbarcò assieme ai capitani Maggiolini e Salviati, a due maggiori e altri componenti dell’amministrazione militare. Trovò la morte durante la navigazione da Palermo a Napoli, nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, nel naufragio del vapore Ercole avvenuto al largo della costa sorrentina in vista del golfo di Napoli. Nel naufragio tutte le persone imbarcate perirono e né relitti né cadaveri furono restituiti dal mare.


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