La visita al castello




Il Castello è raggiungibile a piedi da Piazza dell’Antenna, sita nel centro del borgo medioevale, oppure in automobile utilizzando la strada che vi sale da nord dell’abitato.

L’ingresso principale, munito di ponte levatoio, è protetto secondo l’uso medioevale da una torre possente, sulla quale sta un bassorilievo di San Giorgio.

Attraversando il ponte levatoio si entra nel primo cortile, costruito dalla Repubblica di Venezia nel secolo XV. Nel cortile si scorgono i resti di una antica chiese di modeste dimensioni, a tre absidi, l’origine si può datare al secolo X, al tempo delle incursioni degli Ungheri e fu realizzata ad uso della popolazione del luogo che vi si rifugiava.

Salendo, si entra nel secondo cortile, il primo dell’antico Castello per chi veniva dal piano ed il più vasto, detto “della Madonna”. La porta d’ingresso è sormontata da una torre; sulla cui parete vi è un affresco che rappresenta la Vergine. Sul dipinto è riportata la data del 1° giugno 1321.

L’ultimo cortile, il più elevato ed il più piccolo, costituiva per quei tempi un serio ostacolo ai nemici. Qui si alza la torre, o Mastio, che rappresentava l’ultimo e più strenuo baluardo di difesa e che probabilmente fu luogo di prigione e di tortura, come testimonierebbero le ossa umane qui scoperte durante i lavori di restauro. A sinistra della porta d’ingresso al cortile, si nota un affresco del 1340 raffigurante uno scudo con la scala scaligera a quattro gradini sostenuta da due cani rampanti; sullo sfondo un guerriero seguito da una schiera di soldati con bandiera scaligera.

Nel mezzo di questo cortile si trova un pozzo, antico quanto il Castello. A lato del Mastio si erge il palazzo con il Corpo di Guardia, a piano terra, dove è possibile ammirare le armi d’offesa e di difesa dei soldati scaligeri. Nel cortile interno, come in quello di mezzo, è possibile accertare l’originaria esistenza di edifici di ricovero dei soldati.

Una scala esterna permette di salire a quella che, nel Maniero, era l’abitazione del Signore o del suo rappresentante: una casa medioevale ben conservata. La scala immette nella stanza centrale detta «La Caminata», che prende il nome dal grande camino.

Una porticina immette in un cortiletto pensile creato qualche anno dopo che la Repubblica di Venezia subentrò ai Carraresi nel possesso del Castello (sec. XV).

Da una porta della «Caminata» si passa alla camera da letto, in cui si può ammirare un importante affresco del 1200 raffigurante il Cristo crocefisso, la Madonna e la Maddalena.

L’altra stanza è la sala da pranzo ben arredata e sontuosamente decorata. Intorno alle pareti si trovano cassapanche e sedie, mentre nella cassetta di vetro che sta sulla credenza sono esposti cocci di stoviglie rinvenuti nella necropoli del territorio.

Proseguendo si entra in una stanzetta sulle cui pareti stanno cinque ritratti: Mastino I, fondatore delle fortune dei Della Scala; Cangrande, il personaggio più illustre della Signoria; Dante Alighieri, il sommo poeta che fu ospite a Soave degli Scaligeri, Taddea da Carrara, moglie di Mastino II, successore di Cangrande; Cansignorio della Scala, che ebbe il merito del restauro e dell’ampliamento del Castello. Egli circondò Soave di mura e fece costruire il Palazzo di Giustizia (Iuris Amica Domus) ed il Palazzo Scaligero (o del Capitano).

Uscendo da una piccola porta e saliti alcuni gradini si arriva sul «cammino di ronda», angusto, ma protetto, che permette di accedere al Mastio, il punto più alto del Castello, da cui si ammira uno panorama stupendo delle colline veronesi e della pianura padana.

GO TO POI
INDICAZIONI PEDONALI