Monte Tenda tra storia e natura




Il 14 maggio 1911 la grande festa degli alberi a Soave

Un grandissimo evento che coinvolse la cittadina di Soave agli inizi del secolo scorso. Autorità, signorilità e gente comune festeggiarono l’opera di rimboschimento del Monte Tenda.
Oggi noi apprezziamo quello che era nei loro sogni:”…Crescete voi lietamente e presto, o testè nate selve del Tenda!…

Ecco come la rivista PRO MONTIBUS raccontò la grande festa degli alberi, tra Storia e Natura

Agli inizi del ‘900 il Monte Tenda si presentava brullo, pietroso e caratterizzato da diffuse praterie aride parzialmente arbustate. Probabilmente il processo di disboscamento era iniziato qualche secolo prima, essenzialmente per recuperare terre per la pastorizia ovi-caprina o per motivi legati alla sicurezza della fortificazione.
I boschi potenziali del Monte Tenda, oggi in parte osservabili in alcune aree, sono afferibili ai querceti termofili (amanti del caldo), ossia boscaglie di roverella, orniello e carpino nero frammiste ad arbusti tra i quali scotano, viburno lantana, corniolo e biancospino.
Certamente si tratta di boschi mediamente poco vigorosi, lacunosi e mescolati a praterie aride laddove il suolo si presenta poco sviluppato e prevale la matrice rocciosa.
A partire da fine ‘800 vi fu un’importante presa di coscienza a livello nazionale della necessità di rimboschire i territori montani per scopi per lo più legati alla difesa idrogeologica. Proprio in quegli anni iniziarono le più grandi opere di rimboschimento nell’est-veronese tra cui la Foresta di Giazza inaugurata anch’essa nel 1911 come gli alberi del Monte Tenda.
Il Tenda, personificato come uno “Zio” nell’articolo di PRO MONTIBUS scritto con un deciso stile prosaico, vedrà la messa a dimora sui suoi crinali di migliaia di piantine, poste da “rampolli”, termine che probabilmente fa riferimento anche alle piccole piante oltre che ai fanciulli che le piantarono.
Suggestivo per noi osservatori è il passaggio in cui l’auspicio e il sogno del bosco che sarà viene così decantato: “Crescete voi lietamente e presto, o testè nate selve del Tenda! Un giorno…”. Ora tra i pregiati vigneti è possibile apprezzare e godere di quello che 100 anni fa era per le genti di Soave un sogno.
Ma il Monte Tenda era per i soavesi nel 1911, un luogo simbolico per motivi legati alle occupazioni “straniere”: <<…quel monte che la ferocia dello straniero aveva così spesso ricoperto di cadaveri e di sangue… >> (da L’Arena del 15 maggio 1911).
Nell’articolo di PRO MONTIBUS numerosi sono i passaggi che ricordano la sofferenza causata dal dominio straniero e l’esaltazione della patria; ma il più profondo è quello relativo a Stefano Zenari ed il figlio Pietro.
Il 7 aprile 1848 Stefano Zenari insieme ad un gruppo di concittadini osservava pacificamente dal Tenda i movimenti delle truppe croate (parte del contingente austriaco) nei pressi di Villanova, quando alcuni militari si staccarono dal battaglione e si diressero verso “quei pacifici ed innocui spettatori”. Stefano Zenari non riuscì a fuggire e raggiunto fu brutalmente ucciso con una fucilata a bruciapelo. I Soavesi solo con la sopraggiunta “libertà della patria” poterono ricordare la vittima scelta tra loro; tra le onoranze fu inaugurata la lapide sul muro esterno del giardino di Casa Scrinzi (vedi tra le foto della galleria), all’imbocco della via medioevale che porta al Castello. Il figlio Don Pietro Zenari, definito esempio di sacerdote veramente cristiano e veramente italiano, il 7 aprile 1867 concluse così il suo discorso di lode al padre riferendosi agli austriaci: << stè pur sani, ma lontani>>.

“testo integrato e rielaborato rispetto all’articolo della rivista PROMONTIBUS del 1911″